L'ILLUMINISMO E FRANCISCO GOYA
L'ILLUMINISMO E FRANCISCO GOYA
L'ILLUMINISMO
STILE SCURO
Ci fu un totale cambiamento di stile e temi causato sia dalla malattia e anche dallo sconvolgimento politico sofferto in quegli anni che è stato segnato dall'ascesa di Carlo IV e dagli eventi della rivoluzione francese. Goya abbandono la maniera chiara e inizio uno stile fantastico, visionario, facendosi interprete dalla parte nera cioè la parte dannata, dolorosa dell'essere umano.
La maniera scura trovò la sua prima espressione con gli undici piccoli dipinti chiamati anche cuadritos dove Goya da un’espressione pesante alla violenza e alla tragedia. Goya in questi dipinti tratta tanti soggetti, scegliendo di raffigurare scene di naufragio, interni di manicomi, incendi, assalti di briganti, persone delle tenebre e eventi brutali e tragici. Goya nei cuadritos inizia a lasciare le idee illuministe in favore delle istintuali e violente spinte dell'animo umano.
L'ILLUMINISMO
Dopo la rivoluzione industriale si fecero spazio nuove idee ottimistiche insieme alla convinzione di una sicura felicità per l'uomo infatti sarebbero stati in grado di liberarsi delle vecchie idee, dai pregiudizi e della superstizione attraverso la ragione. L'illuminismo significa proprio questo cioè la ragione che illumina le tenebre del passato, per questo il Settecento è conosciuto come il “secolo della ragione”
L'illuminismo è un movimento sociale, politico e culturale e per tutto il Settecento, l'illuminismo, parte dall'Inghilterra e si diffonde in tutta Europa e trova il centro di maggior espansione in Francia.
L'illuminismo influenzò anche la vita sociale e politica e grazie a questo, c'era un clima di libertà e di eliminazione dei soprusi per la costituzione di un mondo migliore infatti è questo che condusse al dispotismo illuminato.
Le idee dell'illuminismo erano fiducia nel progresso, uguaglianza di tutti gli uomini, tolleranza politica e religiosa e internazionalismo della coltura, erano diffuse soprattutto dall'enciclopedia fatto dal filosofo Denis Diderot e dal matematico Jean-Baptiste Le Rond d'Alembert.
Queste idee si ripercuotono anche sull'arte e la letteratura infatti l'arte doveva dire il vero con la massima chiarezza, doveva essere educativa, deve diffondere i risultati del pensiero filosofico, scientifico e politico così da poter istruire la società e migliorarla.
![]() |
| Ritratto di Francisco Goya |
FRANCISCO GOYA
Francisco Goya nasce nel 1746 nel povero borgo di Fuendetodos, a Saragozza. E muore nel 1828.
Francisco Goya nasce nel 1746 nel povero borgo di Fuendetodos, a Saragozza. E muore nel 1828.
Nella sua vita intensa e travagliata, l’artista ha conosciuto sia la fama e gli sfarzi dell’ambiente di corte sia l’amarezza di un esilio che lo costrinse a lasciare la Spagna.
Figlio di un artigiano doratore e di una piccola proprietaria terriera di famiglia nobile, Goya frequenta la scuola dei Padri Scolopi di Saragozza (1760), inizia a prendere lezioni private di pittura. L’artista si trova a Madrid e nel 1769 decide di intraprendere un viaggio di formazione in Italia per approfondire il modello di riferimento di tutta la cultura accademica, ovvero, il classicismo. Goya tornò a Madrid nel 1773, grazie alla bravura nel dipingere alcuni cartoni per la fabbrica reale di arazzi di Santa Barbara, viene nominato vicedirettore del dipartimento di pittura alla prestigiosa Accademia di San Fernando.
Nel 1799, diventa <<primo pittore da camera del re>> che durò fino al 1826, nonostante la sua situazione di salute mantenne a pieno il suo incarico.
Il periodo di malattia dura all’incirca un anno, 1792-1793, e secondo una lettera di Zapater, commerciante a amico di Goya, definisce la malattia dell’artista sia dovuta <<per scarsa riflessione>>, il che ha lasciato supporre che si tratti di sifilide o, persino, di un ‘intossicazione da piombo contenuto nei pigmenti del colore, dovuta al fatto che inumidiva i pennelli con la bocca. Le conseguenze di questa malattia furono devastanti: costretto a letto da una paralisi, feroci emicranie, disturbi visivi e disturbi visivi. Quando riuscì a rimettersi in salute, Goya fu colto dalla sordità.
STILE E TEMI
La versatilità di Goya, fa sì che sia un artista di stile romantico. I quadri di Goya, infatti, risentono congiuntamente delle sue aspirazioni illuministe-razionali e di impulsi irrazionalistici già romantici. L'artista è ben consapevole di questo suo dualismo tra sentimento e ragione e si propone così di superare il perfezionismo tipico dello stile neoclassico e di raffigurare scene tratte dalla realtà quotidiana o dalla sua fantasia, aprendo così la strada al Realismo e al Romanticismo. È in questo modo che Goya matura uno stile molto autonomo e originale, svincolato dagli schematismi accademici e animato da una grande libertà d'espressione e da un linguaggio grintoso, pieno di vigore, sottilmente ironico.
![]() |
| Il parasole, Goya |
![]() |
| Maja desnuda, Goya |
STILE CHIARO
Tornato dall’Italia, Goya affrescò la certosa di Aula Dei, a Saragozza, con le Storie della Vergine. In quest’opera usa tavolozza di colori vivaci, acquerellata e una certa uniformità tra le impaginazioni, tutte modellate secondo lo stile classico ma vivacizzate grazie alle pennellate.
Indizi del cambiamento stilistico si avvertono nel 1774, quando Goya iniziò a collaborare con la fabbrica reale degli arazzi di Santa Barbara, palestra
pittorica, nella quale l’artista sperimentò nuovi linguaggi creativi, stabilendo una sorta di <<griglia pittorica di base>> che usò per il resto della sua carriera.
pittorica, nella quale l’artista sperimentò nuovi linguaggi creativi, stabilendo una sorta di <<griglia pittorica di base>> che usò per il resto della sua carriera.
Nelle opere chiare, Goya usa uno stile sciolto, vitale, all’insegna della modernità e sobrio.
La tematica di questi arazzi, è il <<majismo>>, tratto dai majos e dalle majas delle usanze spagnole e dai loro pittoreschi passatempi. Questa preferenza per le figure del popolo, d’altronde, rimaneva fedele alla destinazione degli arazzi, usati ad ornare le dimore dei regnanti spagnoli, i quali preferivano temi piacevoli, rilassanti, proprio come quelli proposti dal majismo.
![]() |
| Maja vestida, Goya |
![]() |
| Saturno che divora i suoi figli, Goya |
Ci fu un totale cambiamento di stile e temi causato sia dalla malattia e anche dallo sconvolgimento politico sofferto in quegli anni che è stato segnato dall'ascesa di Carlo IV e dagli eventi della rivoluzione francese. Goya abbandono la maniera chiara e inizio uno stile fantastico, visionario, facendosi interprete dalla parte nera cioè la parte dannata, dolorosa dell'essere umano.
![]() |
| Due vecchi, Goya |
Nelle pitture nere l'oggetto è il trionfo del male e l'incapacità dell'uomo di intervenire sul proprio fato che evidentemente era destinato ad essere tragico.
In queste opere un'interferenza tra ragione e follia e Goya non si schiera da nessuna delle due parti infatti si mostra sedotto sia dalla parte buona che da quella malvagia dell'essere umano ed è in questa prospettiva che intuisce che non conviene eliminare la parte nera perché può anche esercitare un fascino segreto che non faceva finire schiavo del culto illuminista della ragione.
CONFRONTI
![]() |
| Il 3 maggio 1808, Goya |
GOYA E CARAVAGGIO
Entrambi i dipinti conducono l’occhio dell’osservatore verso un personaggio, cioè l’uomo invaso dalla luce. In Caravaggio è il nudo al centro; in Goya è l’uomo inginocchiato con la camicia bianca.
![]() |
| Martirio di San Matteo, Caravaggio |
In entrambi i dipinti, è prevalente l’oscurità.
Un forte contrasto di luci e ombre, che loro accompagnano dalla scelta di colori scuri.
In tutte e due le opere sono presenti molti personaggi. I colori che danno luce ed ombre, le gesta dei personaggi e le loro espressioni di orrore e di paura, danno vita ad una rappresentazione drammatica.
GOYA, CARAVAGGIO E ARTEMISIA GENTILESCHI
Giuditta che decapita Oloferne di Caravaggio e di Artemisia Gentileschi, sono raffigurati nel momento della decapitazione. In tutte e due le opere Oloferne è steso sul letto e Artemisia decapita l’uomo all’ontanandosi in compagnia della sua ancella.
Invece, Goya rappresenta Giuditta che tiene in mano la lama non sanguinante con Oloferne. Non è ben chiaro se Goya abbia dipinto l’istante precedente all’uccisione di Oloferne oppure il momento successivo alla decapitazione.
![]() |
| Giuditta e Oloferne, Goya |
Libro di testo, Zanichelli
Realizzato da Elena Di Piramo & Liuba Petri











Commenti
Posta un commento